ARTISTA

Come artista ho da sempre avvertito una certa propensione per il ritratto. Se l’arte è l’espressione dell’anima, riuscire a cogliere attraverso l’espressività del volto la personalità del soggetto era la mia finalità. In tal senso lavoravo sull’armonia del colore e delle forme, spesso associando figure femminili ad uno sfondo paesaggistico che ne esaltava il carattere o il sentimento.

Biografia

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Renata Prizia, pittrice ed iconografa, è nata nel 1958 a Roma dove ha frequentato gli studi scientifici e si è poi laureata in Lettere con indirizzo di Storia dell’arte. Sin dagli inizi ha manifestato una naturale predisposizione verso la ritrattistica, lo studio del corpo umano e del paesaggio.

Nel corso della sua carriera artistica ha sperimentato varie tecniche: grafica, china, acquarello, tecniche miste, pittura ad olio, tempera all’uovo.

Dal 1980 al 2000 ha partecipato a diverse mostre e rassegne d’arte presentando anche delle mostre personali.

Ha lavorato dal 2004 anche in campo ecclesiastico con dei dipinti ad olio su legno rappresentanti diverse figure di santi (Roma-Chiesa di s. Melchiade-Labaro; Roma-Chiesa di s. Giovanni Crisostomo, Roma-Chiesa di s. Alberto Magno).

Nel 2007 si è avvicinata al mondo dell’icona approfondendo il significato pittorico-spirituale dell’iconografia orientale. Nel 2010 ha frequentato un corso iconografico-teorico annuale tenuto da P. Emmanuele Jablezjnsky presso l’Abbazia delle tre Fontane a Roma.

Dal 2007 al 2015 ha frequentato il Centro Russia ecumenica iscrivendosi dapprima ad un corso d’iniziazione alla “scrittura dell’icona” a cura del maestro Paolo Orlando(2007) e poi ad un corso avanzato di iconografia tenuto dal sacerdote e iconografo Gianluca Busi con particolare riferimento alla tecnica della doratura(2015).

Critica

Renata Prizia rappresenta la figurazione contemporanea in un approdo che raccoglie desiderio e realtà, come sono.  Tutto è in apparenza navigazione quieta. I paesaggi sono aperti, insieme misteriosi. I gialli inverdati di questa pittrice sono un intreccio poetico accogliente in serenità. Eppure un filo di alta malinconia rende più vera questa figurazione. Questo ed altro rendono saggia,oltre che bella, la pittura della Prizia.

G. Selvaggi

“… Sorprende la capacità di trasporre il fantasioso sul reale, nella capacità intuitiva in cui il cromatismo vivace riesce a dialogare: e nel contesto quella sintesi professionale, che ne caratterizza tutte le sue composizioni, tutte nella vivacità di un racconto, che è particolarità del quotidiano, e concetto positivo dell’esistenza”.

Nando Anselmetti

Renata Prizia e’ un’artista in tutta la sua fresca creatività, con anima nuda, ampia, pura…, trasparente di delicata festa di colori che danno gioia per il ritorno alla bellezza e all’Amore, il grande taumaturgo della vita. E qui mi piace ricordare i versi del poeta Antonio De Marco che dopo aver ammirato l’opera recente di Renata Prizia, così si esprime: “Tutte le luci del mondo stasera si accendono, tutte le gemme del mondo stanotte si schiudono, domani e’ festa ritorna l’amore!…Ritorna l’amore tra luci e trine di seta e le campane rintoccano, e l’eco e’ musica che par che dica: “Svegliati, svegliati, se vuoi vivere, svegliati, non sognare più… Basta volere spuntano le ali, e sorride nel dolce incantesimo, all’amore, all’azzurro infinito…” E Renata Prizia,così come dipinge è l’immagine colorata della poesia.

Mara Ferloni

Insistere nella duplice fedeltà alla pittura dipinta e all’immagine evocativa,d’impronta realistica anche se non condizionata dall’usura della mimesi, non significa certo, per un’artista dotata e colta come Renata Prizia, chiudersi nella prigione di un neotradizionismo sterile,  accademizzante, incapace di slanci vitalistici: si può essere autenticamente “nuovi”, infatti, nel segno di intimidazioni profonde che attengano alle radici stesse della coscienza, consentendo ad una filologia espressiva e ad un avvertimento non necessariamente esoterici di farsi tramiti di colloqui. Escludendo dunque l’optical, la mera oggettualità tattile (con buona pace di quanti hanno operato sull’equivoco dei “valori” berensoniani), la sperimentazione velleitaria ed ogni altro combinatorio criptico, Renata Prizia ha fatto tesoro, piuttosto, della lezione dei grandi realisti, da Bonnard-a dispetto delle sue trasgressioni nei confronti della prospettiva e della luce-a Pissarro, da Gauguin-nonostante il simbolismo della cosiddetta Scuola di Pont-Aven-a Kisling, ai chiaristi lombardi,ai migliori paesisti del “Novecento italiano”, Tosi anzitutto. Ma come sempre, qualsiasi referente, pur se attendibile per questa o quell’altra analogia di motivazione o di stile, diventa del tutto opinabile quando si ha, come nel caso della nostra brava pittrice, vocazione genetica, energia d’impulsi e chiarezza di filtro. E’ proprio l’istinto, coniugato con la consuetudine della verifica culturale e tecnica, che conduce a felicissimi approdi; e non solo vorrei precisare,ad un equilibrio strettamente pittorico, ma ad una complessa latitudine di poesia. Pittura a pieno titolo, questa di Renata Prizia: esperienza maturata attraverso un itinerario percorso con entusiasmo,ma anche con la più scrupolosa decantazione dei mezzi. Che rivela,oltretutto, il dominio tutt’altro che marginale,ed anzi di autonoma incidenza, del supporto grafico.

Renato Civello

L’impalcatura grafica che sorregge il progetto fisiognomico di Renata Prizia ha una sua giustificazione nel fatto che disegnare è progettare e conoscere, cioè penetrare nell’immagine fino al possesso dell’essenziale. E’ del tutto evidente che sul piano dell’arte la compresenza dei due elementi, che attengono al momento costruttivo e fisiognomico della forma e alla carica interiore e visionaria del sentimento, gioca il suo ruolo unitario,fatto di essenziali più che accidentali, con il risultato che il colore chiarista diventa luce e il segno grafico prosegue il significante, più che i singoli significati legati alla connotazione del reale. Sicché l’artista riesce a fondere il senso oggettivo al “non sense” magico, mentre l’incontro dell’accidentale con l’atemporale non contraddice l’unione del reale e del poetico, in una unità di linguaggio, di grafia e cromia interagenti.

Luigi Tallarico